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Questa mattina, andando al lavoro in autobus, noto un'anziana coppia formata da marito e moglie, lui con il viso arcigno e arricciato, tipico di chi della vita vede solo il peggio, lei rassegnata, che nell'ascoltare le continue lamentele del marito teneva gli occhi bassi o guardava fuori dal finestrino. A un certo punto quest'ultima ha accennato il gesto di togliere un pò di polvere dalla giacca di lui, cosa che mi ha fatto sorgere improvvisa una domanda (che ovviamente ho tenuta per me): "Da quanto tempo signora lei sopporta quest'uomo che è suo marito? Da quanto tempo crede di meritare un trattamento che sembra così duro e distante?".
E ho pensato a tutte le volte che ho permesso che qualcuno mi rovinasse la giornata con i suoi comportamenti, quando invece la soluzione sarebbe potuta essere tra queste:
1- Ascoltare di più questa persona e cercare di capire cosa ne avesse scatenato la reazione nei miei confronti (se ne valeva davvero la pena e se non era un fatto ricorrente);
2- Chiudere lì e pensare in modo costruttivo a come mantenere la mia serenità, nel caso avessi capito che non c'era una soluzione reale sotto il mio controllo;
3- Infine considerare seriamente la possibilità che magari quella persona non potesse essere inclusa nell'elenco di chi può avere una qualche influenza/potere su di me.
Perché questo ragionamento? Per dire che ogni nostra scelta, essendo tale, comporta non una sua totale e supina accettazione una volta fatta, ma esiste la splendida possibilità, nella vita, di poter Cambiare Idea se ci si rende conto che abbiamo accanto qualcuno che non ci è davvero vicino, che non ci capisce, con il quale sentiamo di non avere granché in comune.
Questo comporta l'approfondire un rapporto fino al punto di poter capire se è veramente importante farsi influenzare l'umore da qualcuno che magari non fa nessuno sforzo per cambiare, non certo "provare" mille rapporti restando in superficie.
Ma come faccio a capire che ho incontrato qualcuno che "c'entri qualcosa" con me, con la mia vita, con la mia sensibiltà, con la mia capacità di amare e di comprendere il mondo e le relazioni?
Alla prossima.
Certe volte si pensa che sia necessario, ancora prima di agire in un certo campo, avere piena consapevolezza delle proprie capacità, competenze, abilità, possibilità e via discorrendo. Ma questa è una strategia vincente? Si può dire serenamente che non sempre lo è.
Heinz Von Foerster, fisico e studioso a sfondo "costruttivista" del comportamento umano ci ha lasciato una massima importante:
"Se vuoi vedere, impara ad agire".
In parole povere, il "costruttivista" si chiede: la realtà che vedo, credo di vederla? Cioè, non è che magari sono io a costruirla? Lungi dall'essere una domanda oziosa, è un punto di vista che ci può aiutare moltissimo quando siamo indecisi sul da farsi in una determinata situazione (continuo da dipendente o mi metto in proprio? Provo a parlare con la ragazza/o che mi piace o rimango ad aspettare chi lei/lui faccia il primo passo? E così via) con la semplice ma niente affatto scontata considerazione che se non provo, non so e non vedo. E allora è molto meglio "credere per vedere", aiutandoci con immagini vivide di noi stessi in quella situazione come se si fosse già realizzata. Questo non vuol dire ignorare i potenziali pericoli o problemi di una scelta, ma vuol dire soprattutto non cedere alla paura auto-bloccante e, come dice Paul McKenna: "L'abitudine all'azione incoraggia a raccogliere informazioni e poi a muoversi in avanti prima di sentirsi effettivamente pronti".
In fondo, c'è sempre l'imponderabile che invece di farci paura, deve essere fonte di curiosità e ci deve aiutare a vivere il momento attuale come se già fosse il migliore della propria vita, perché solo in questo modo può effettivamente diventarlo.
Non ti è mai successo di trovare qualcosa che non stavi cercando e trovare questa stessa cosa tanto interessante da tralasciare ciò che inizialmente cercavi?
Sembra un giro di parole, ma è una "capacità" che in inglese si chiama "serendipity", parola che fu coniata nel 1754 dal letterato Horace Walpole, ispirato dalla lettura della fiaba persiana "Tre principi di Serendippo" di Cristoforo Armeno. Nel racconto i tre protagonisti trovano sul loro cammino una serie di indizi, che li salvano in più di un'occasione. La storia descrive le scoperte dei tre principi come intuizioni dovute sì al caso, ma anche allo spirito acuto e alla loro capacità di osservazione.
Ed è proprio qui che questo concetto ci interessa.
A cosa serve infatti trovare qualcosa se non si sa come utilizzarla? Allora, se il "caso" ti mette sulla strada qualcosa di interessante, pensaci un attimo su. Potrebbe essere un tassello importante per raggiungere quello che vuoi.
Oggi nasce il blog "Dimmi come hai fatto!"
Voglio spiegare brevemente qual è l'intenzione che sottende a questa nascita.
E' quella di proporre (da parte mia) e ricevere (da parte vostra) piccole e grandi storie di successo vissute consapevolmente da persone che "ce l'hanno fatta" in un certo campo: da dimagrire e mantenere il peso nel tempo, piantare un fiore e non vederlo morire dopo tre giorni, prendere la patente al primo colpo fino a creare un'impresa da una brillante idea, sviluppare il proprio capitale umano e finanziario, fare il viaggio sognato da una vita...
E la domanda che dovrà guidarci nel racconto della propria brillante impresa è: come hai fatto?
MA ATTENZIONE: qui non si tratta di descrivere mezzi specifici, finanziatori occulti, scorciatoie facili.
Quello che ti chiedo é:
come ti sei programmato per riuscire - cosa pensavi in quei momenti - come sapevi che la tua vita sarebbe cambiata riguardo quel percorso - da cosa te ne sei accorto - cosa sentivi, cosa ti chiedevi e come ti rispondevi per permettere al tuo cammino di avanzare inesorabilmente...
E così mi urge anche specificare a questo punto che qui non c'è spazio per: traffichini, frustrati, pessimisti, chi aspetta che la "fortuna" lo investa, masticatori d'amaro, lamentosi, nostalgici per definizione.
Ed esaurite le premesse...a presto con una storia di successo! Magari è la tua: e allora cosa aspetti a raccontarcela?
Laura